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Sbloccare il recupero dei rifiuti svolto dalle imprese

A cura dell’Ufficio Stampa
uff.stampa@confartigianatofc.it

Lo sviluppo sostenibile che coniuga salvaguardia ambientale e condizioni necessarie alla crescita, tema di straordinaria attualità, rischia nei fatti quotidiani di impantanarsi nelle sabbie mobili delle burocrazia.  Serve ad esempio sbloccare le attività di recupero e trasformazione dei rifiuti svolte dalle imprese, consentendo alle Regioni di autorizzare il riciclo ‘caso per caso’, nel rispetto della direttiva europea sui rifiuti. Lo chiede Confartigianato intervenuta nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla normativa che regola la cessazione della qualifica di rifiuto (end of waste).  

Secondo i rappresentanti di Confartigianato l’assenza di una regolamentazione chiara sull’end of waste e l’attuale confusione sulle competenze autorizzative di Stato e Regioni ha paralizzato le attività di riciclo e riutilizzo dei rifiuti creando gravi problemi a 525.000 imprese artigiane di numerosi settori, dall’edilizia al tessile, dalla lavorazione del legno alla meccanica, all’impiantistica fino al comparto alimentare.

“Si tratta di una vera e propria emergenza che sta bloccando la transizione verso l’economia circolare – rimarca il Gruppo di Presidenza Confartigianato di Cesena formato da Stefano Ruffilli, Daniela Pedduzza e Marcello Grassi -. In attesa che vengano emanate norme chiare e omogenee a livello nazionale per semplificare il recupero degli scarti di lavorazione e il loro riutilizzo nel processo produttivo, Confartigianato chiede che siano subito riaffidate alle Regioni le autorizzazioni al riciclo caso per caso, sulla base di precise condizioni e di criteri definiti, uguali per tutta l’Europa. Inoltre, propone di istituire a livello nazionale una cabina di regia e di monitoraggio di tutte le autorizzazioni rilasciate sul territorio”.