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Parrucchiere e estetiste, assurdo riaprire il 1° giugno

A cura dell’Ufficio Stampa
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Parrucchiere ed estetiste sul piede di guerra anche nel territorio cesenate, ferme al palo, senza lavoro e senza reddito da oltre cinquanta giorni. “Risulta incomprensibile e inaccettabile la decisione del Governo di rinviare al 1° giugno la riapertura di acconciatori e centri estetici – intervengono il Gruppo di Presidenza Confartigianato e il segretario Stefano Bernacci – . Siamo perfettamente in sintonia con il giudizio del nostro segretario nazionale Fumagalli”.

Con senso di responsabilità – prosegue Confartigianato – abbiamo elaborato e presentato tempestive proposte dettagliate su come tornare a svolgere queste attività osservando scrupolosamente le indicazioni delle autorità sanitarie su distanziamento, dispositivi di protezione individuale pulizia, sanificazione. Sono proposte che penalizzano fortemente le possibilità di ricavo della categoria, ma siamo consapevoli della loro necessità. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta. E ora non accettiamo che le attenzioni del Governo siano rivolte ad altri settori e si limitino ad una incomprensibile dilazione per la ripresa nostre attività, con tutto il rispetto per i musei che non scappano, che non possono essere fruiti dagli stranieri e che non rischiano il fallimento” .
“Del resto, al 1° giugno – proseguono Gruppo di Presidenza e segretario Bernacci – cosa potranno fare acconciatrici ed estetiste di più rispetto ad oggi in termini di sicurezza? Si può far stare fermi, con costi continui e ricavi azzerati per gli interi mesi di marzo, aprile, maggio? No, non si può. Finora le imprese sono state alle regole, ma la prospettiva di un altro mese e più di fermo obbligato non è accettabile”.
“Confartigianato – proseguono il Gruppo di Presidenza e il segretario Stefano Bernacci – ha calcolato che l’effetto combinato di mancati ricavi a causa della chiusura e della concorrenza sleale degli abusivi nei mesi di marzo, aprile e maggio causerà alle imprese di acconciatura e di estetica una perdita economica di 1.078 milioni di euro, pari al 18,1% del fatturato annuo. Sarà molto difficile evitare ripercussioni sull’occupazione: i mancati ricavi mettono a rischio il lavoro di 49mila addetti del settore e le varie centinaia nel cesenate”.

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