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Imprese, manca la manodopera qualificata: va riformata la formazione professionale

A cura dell’Ufficio Stampa
uff.stampa@confartigianatofc.it

L’Ufficio studi di Confartigianato recentemente ha evidenziato che le sue imprese sono complessivamente pronte ad assumere 743.100 persone, ma che hanno difficoltà a reperire queste figure sul mercato del lavoro. Quello che manca sono le competenze. Per arrivare a raggiungere un livello adeguato, si deve passare per il contratto di apprendistato, che è stato letteralmente massacrato dal Jobs Act. Le figure che mancano sono quelle vicine alle nuove tecnologie, alla programmazione, alle macchine a controllo numerico.

Nuove tecnologie che non fanno paura all’artigiano, il quale è per natura curioso e fa innovazione tutti i giorni. Mancano poi analisti di software, tecnici meccanici, operatori di macchine con movimento terra e saldatori. Le imprese denunciano carenze nel trovare personale. In altre parole, non si incrociano la domanda con l’offerta. Cosa serve per risolvere il problema? Secondo Confartigianato di certo non servono i navigator, anche se nessuno ha in tasca la ricetta giusta. Ci vuole una riforma, che al momento non pare essere in campo, sulla formazione professionale, oggi spaccata per 21 Regioni, e il recupero della reputazione in termini di investimento sulla manualità. Manualità che pur sta vivendo una seconda stagione, mentre prima era giudicata un retaggio del passato, magari un po’ romantico. Più di una volta Confartigianato ha provato ad accendere un dibattito sulla necessità di cambiare il percorso di formazione professionale, che è sempre stata vista come la Cenerentola dell’istruzione e spesso è stata la festa dei formatori, ma non si può fare finta che questa sia intoccabile. Tutto mentre siamo la seconda manifattura d’Europa. Per poter fare prodotti di un certo tipo e qualità la formazione è decisiva».