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Crisi in Medio Oriente e rialzo dei costi energetici, sempre più pesanti le ricadute per le imprese
A cura dell’Ufficio Stampa
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Ipiù recenti dati elaborati dall’Osservatorio nazionale di Confartigianato evidenziano come la crisi geopolitica nel Golfo Persico stia già producendo effetti significativi sull’economia italiana, con conseguenze che interessano da vicino anche il sistema produttivo cesenate e romagnolo. Particolarmente rilevante è il crollo delle esportazioni verso il Medio Oriente.
Nel mese di marzo l’export italiano nell’area si è dimezzato (-52,5%), mentre verso i Paesi del Golfo la flessione raggiunge il 63%. Nei primi due mesi della crisi le esportazioni italiane verso il Medio Oriente si sono ridotte di quasi 1,6 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
A preoccupare è anche il fronte energetico. Petrolio, gas ed energia elettrica continuano a registrare quotazioni superiori ai livelli precedenti alla crisi, alimentando una nuova accelerazione dell’inflazione, salita al 3,2% a maggio. Un contesto che potrebbe spingere la Banca Centrale Europea a nuove strette monetarie, con ulteriori effetti sul costo del credito per famiglie e imprese.
«Si tratta di dati che osserviamo con grande attenzione perché raccontano dinamiche internazionali che finiscono inevitabilmente per incidere anche sulle nostre imprese locali – sottolinea il Gruppo di Presidenza di Confartigianato Cesena (nella foto) –. Il territorio cesenate esprime una forte vocazione manifatturiera, con numerose aziende attive nella meccanica, nell’impiantistica, nell’agroalimentare, nel sistema casa e nelle filiere della subfornitura. Realtà che risentono immediatamente dell’aumento dei costi energetici, delle materie prime e delle difficoltà che rallentano gli scambi internazionali» .
A maggio le quotazioni internazionali dei prezzi dei metalli e minerali proseguono la salita segnando il terzo mese consecutivo di crescita e risultando del 39,3% superiori rispetto un anno prima (era +38,1% ad aprile). Nel dettaglio, a maggio le maggiori tensioni si registrano sui prezzi di stagno (+67,5% su base annua), alluminio (+49,7%), rame (+42,1%), zinco (+31,7%) e nichel (+22,5%). Crescite meno accentuate si osservano per minerale di ferro (+12%) e piombo (+1,7%).
Le tendenze rialziste dei prezzi e l’ approccio guidato dai dati delle decisioni di politica monetaria della BCE delineano un probabile rialzo dei tassi . A marzo 2026 le imprese italiane pagano un costo del credito del 3,49%, che risulta di 186 punti base superiore a quello del giugno 2022, precedente al primo rialzo dei tassi adottato dalle autorità monetarie europee per contrastare la fiammata inflazionistica conseguente all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
