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Rubicone, decalogo di richieste per sostenere il distretto calzaturiero. Confartigianato: partire dal contrasto al lavoro sommerso
A cura dell’Ufficio Stampa
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“Il distretto calzaturiero di San Mauro Pascoli sta attraversando una fase di grave difficoltà che richiede interventi immediati e strutturali”. Lo afferma Marco Della Motta, legale rappresentante della Tranceria Della Motta S.r.l. e presidente del Comparto Calzaturiero per Confartigianato Cesena, sottolineando come “la crisi non sia più solo congiunturale, ma il risultato di trasformazioni profonde della filiera moda e del mercato globale”.
Se ne è parlato a Villa Torlonia di San Mauro Pascoli a un vertice sul futuro del Distretto Calzaturiero del Rubicone. Le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali, insieme ai vertici delle istituzioni locali e regionali, hanno condiviso una preoccupazione comune e urgente: il manifatturiero romagnolo attraversa una fase di grave difficoltà e richiede interventi tempestivi per tutelare il tessuto produttivo e i livelli occupazionali del territorio.
I dati elaborati dall’Ufficio Studi Confartigianato su fonte Istat e Unioncamere-Infocamere fotografano una situazione di grave difficoltà strutturale. La produzione tessile, abbigliamento e pelli ha segnato un -5,5% nel 2025 rispetto all’anno precedente. A gennaio 2026 la contrazione si attesta ancora a -3,9%. L’export di moda ha segnato -1,9% nel 2025 e un -7,4% a gennaio 2026.
“Il comparto calzaturiero, cuore pulsante del distretto, riflette e amplifica queste dinamiche – afferma Della Motta -. Secondo i dati Confartigianato, nel 2025 la produzione di calzature scende del 6,9%, con un crollo cumulato del 39,1% tra il 2019 e il 2025. In Italia operano 7.769 imprese del settore per 69.855 occupati e un fatturato di 12,7 miliardi di euro. Le imprese artigiane sono 3.687, il 45,5% del totale, con 17.102 addetti: quasi un addetto su quattro del settore lavora nell’artigianato. Sul fronte export, nel 2025 le esportazioni di calzature ammontano a 11,7 miliardi di euro, con una sostanziale stabilizzazione (-0,3%) sostenuta dal +2,5% verso i mercati Ue. I dazi americani, entrati in vigore nell’agosto 2025, hanno invertito una traiettoria positiva. A ciò si aggiunge il rischio della crisi in Medio Oriente. E’ stato presentato un piano strategico articolato in otto punti, al quale Confartigianato intende contribuire per il rilancio dell’intera filiera moda”.
“Viene richiesto un decalogo di interventi a partire dalla certificazione unica di legalità nella Filiera della Moda – spiega Della Motta – per combattere subappalti irregolari, lavoro sommerso e false dichiarazioni di origine che penalizzano chi rispetta le regole; la riqualificazione degli impianti produttivi; un piano straordinario per l’efficientamento energetico e la transizione digitale. Sul ricambio generazionale vengono chieste agevolazioni bancarie e fiscali per startup, inoltre è fondamentale la salvaguardia delle filiere calzaturiere e tutela del Made in Italy. Serve particolare attenzione alle fasi critiche — taglio, preparazione, assemblaggio — fortemente colpite dalla crisi. Confartigianato chiede una definizione normativa chiara del Made in Italy legata alle fasi principali di produzione, strumenti di accesso al credito per le imprese a monte della filiera e incentivi per valorizzare chi acquista materie prime italiane. Altre richieste: contrasto all’ultra fast fashion applicando agli importatori gli stessi standard di sostenibilità ambientale e salubrità imposti alle produzioni italiane, ammortizzatori sociali adeguati e incentivi al consumo sostenibile“.
