- Confartigianato Federimpresa FC
- Notizie
- Arriva la svolta epocale voluta da Confartigianato: illegale in Italia dal 7 aprile usare ingannevolmente i termini ‘artigianato’ e ‘artigianale’
Arriva la svolta epocale voluta da Confartigianato: illegale in Italia dal 7 aprile usare ingannevolmente i termini ‘artigianato’ e ‘artigianale’
A cura dell’Ufficio Stampa
[email protected]
- Notizie
Dal 7 aprile prossimo si volta pagina. Da quel giorno imminente, grazie a una battaglia vinta con determinazione da Confartigianato, i termini ‘artigianato’ e ‘artigianale’ non potranno più essere usati con leggerezza o, peggio, in modo ingannevole. Lo rimarca con soddisfazione il Gruppo di Presidenza di Confartigianato Cesena (Daniela Pedduzza, Fulvia Fabbri e Stefano Soldati).
“Infatti, la Legge annuale pmi, in vigore appunto da 7 aprile, introduce una stretta sull’uso delle denominazioni “artigianato” e “artigianale. L’utilizzo è riservato esclusivamente alle imprese artigiane iscritte all’Albo, con sanzioni fino all’1% del fatturato (minimo 25.000euro) per chi usa il termine in modo improprio. Viene colmata una lacuna normativa che per decenni ha generato incertezza sul mercato”. Il principio ora è scolpito nella norma: l’uso delle denominazioni “artigianato” e ‘artigianale’ è consentito esclusivamente alle imprese in possesso della qualifica artigiana ai sensi della legge vigente.
“Ciò significa la fine della concorrenza sleale: vince l’autentica eccellenza dell’artigianato made in Italy – prosegue il Gruppo di Presidenza Confartigianato Cesena -. Questa norma riconosce finalmente il valore autentico dei prodotti artigiani e tutela i consumatori che dal 7 aprile avranno la certezza legale che ciò che acquistano come ‘artigiano’ sia effettivamente frutto del lavoro, dell’ingegno e della passione dei nostri imprenditori. La novità ha una portata rivoluzionaria per i settori simbolo della manifattura come ad esempio, l’alimentare, la moda, l’artigianato artistico e tradizionale”.
Per garantire che la legge non resti lettera morta, il legislatore ha introdotto un regime sanzionatorio estremamente severo, pensato per scoraggiare qualsiasi tentativo di abuso. Per ogni violazione commessa nell’uso improprio della denominazione, è prevista una sanzione minima di 25.000 euro.
